La spesa per servizi IT è destinata a crescere da $1,3 trilioni nel 2017 a $2,1 trilioni nel 2021, poiché le aziende aumentano gli investimenti nelle tecnologie digitali.

Ad ogni grande salto tecnologico, si creano vincitori e vinti, spesso semplicemente perché alcuni comprendono prima di altri la natura del cambiamento. All’alba dell’era dei PC, ad esempio, IBM cedette di fatto a Bill Gates i diritti sul software, convinta che il vero valore risiedesse nell’hardware e non nei programmi.
Oggi è in corso una nuova trasformazione globale: la digitalizzazione delle operazioni aziendali. La maggior parte dei dirigenti concorda sul fatto che ciò consentirà livelli di insight e di efficienza mai raggiunti prima. Meno chiaro, però, è come questa evoluzione cambierà le dinamiche competitive.
Questo vale anche per il settore dei servizi IT. Nel complesso, la trasformazione digitale rappresenta una grande opportunità per l’industria. IDC stima che la spesa per servizi IT crescerà da $1,3 trilioni nel 2017 a $2,1 trilioni nel 2021. Secondo una survey di Grant Thornton, il 69% dei CFO e dei senior executive finanziari prevede di aumentare gli investimenti in tecnologie digitali, e il 40% intende incrementarli di oltre il 10% nei successivi 12 mesi.
Tuttavia, i benefici non saranno distribuiti uniformemente. Con numerose startup in competizione e molteplici approcci tecnologici in sperimentazione, non è chiaro quali società di servizi avranno il vantaggio competitivo.
Nel breve termine, le società specialistiche potrebbero essere le principali beneficiarie, poiché alcuni settori stanno adottando le nuove tecnologie più rapidamente di altri. Quest’anno, quattro comparti dovrebbero dominare la spesa:
Manifattura discreta ($214 miliardi)
Servizi professionali ($133 miliardi)
Manifattura di processo ($132 miliardi)
Trasporti ($127 miliardi)
Nel medio termine, però, altri settori, come costruzioni, retail e sanità, sono destinati ad aumentare significativamente gli investimenti.
Va sottolineato che un’elevata spesa nel breve periodo può riflettere più la pressione competitiva che le prospettive strutturali di crescita. Nel retail, ad esempio, molte aziende stanno investendo massicciamente per difendersi dall’espansione di Amazon.
Nel lungo periodo, individuare i vincitori diventa più complesso. Qualche anno fa si prevedeva che i modelli SaaS avrebbero “conquistato il mondo”. In realtà, hanno generato una nuova complessità gestionale, mantenendo alta la domanda di competenze IT e consulenza.
La scala continuerà probabilmente a essere un fattore determinante. Sebbene lo sviluppo IT sia oggi organizzato in team agili e modulari piuttosto che in grandi progetti monolitici, resta necessaria un’elevata massa critica di programmatori.
Allo stesso tempo, la digital economy rende più semplice e meno costoso per piccole realtà sviluppare offerte competitive o riprogettare prodotti in risposta ai cambiamenti del mercato.
All’interno delle aziende, i dipartimenti IT tenderanno a diventare più snelli, con una maggiore esternalizzazione verso provider tradizionali e piattaforme low-code come Mendix, che consentono ai “citizen developer”, professionisti non IT, di sviluppare soluzioni in autonomia.
In ultima analisi, l’evoluzione del ruolo dei provider dipenderà dalla gestione di una variabile che non segue la legge di Moore: il cervello umano.
Machine learning e automazione sostituiranno progressivamente alcune attività, ma determinate funzioni difficilmente saranno completamente automatizzabili. Nel breve termine, la capacità dei provider di collaborare efficacemente con i clienti e di coordinare in modo efficiente team interni ed ecosistemi di partnership esterne rimarrà un elemento distintivo cruciale.
Questo articolo è pubblicato nel nostro Global Media & Technology report.
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