I dirigenti del medtech parlano delle opportunità nel settore e delle iniziative che stanno adottando per coglierle.

Livingstone ha riunito un panel di CEO, produttori di dispositivi medici (OEM) e investitori di private equity per analizzare i principali driver del boom delle operazioni di M&A nel settore medtech e discutere le opportunità di crescita emergenti.
Al panel hanno partecipato:
La discussione è stata moderata da Karl Freimuth, partner e co-head della practice US Industrials di Livingstone.
Karl Freimuth: Dal punto di vista sell-side, le prospettive di crescita rappresentano un driver determinante delle valutazioni premium nel medtech. Qual è oggi, dal punto di vista tecnologico, la “prossima grande innovazione” nel settore?
Kevin Cordero: Ogni anno la Cleveland Clinic pubblica un report sulle priorità strategiche per l’industria dei dispositivi medici. Attualmente, la gestione del dolore — alla luce della crisi degli oppioidi — è al primo posto. Anche la riparazione degli aneurismi e il trattamento dell’ictus rappresentano categorie con un potenziale di crescita significativo.
Sul fronte farmaceutico, l’immunoterapia continua a essere centrale, mentre nella drug delivery si parla molto di nanotecnologie. Dal lato dispositivi, robotica e intelligenza artificiale sono temi chiave, insieme a impianti personalizzati e pianificazione chirurgica virtuale, sia per applicazioni cliniche sia per la formazione.
Karl Freimuth: Guardando oltre il Nord America, quali opportunità vedete nei mercati internazionali? Penso all’Europa, con un contesto regolatorio diverso, o alla Cina, con una classe media in forte espansione.
Hunter Craig: Una delle prime domande che ci siamo posti in Resonetics è stata: qual è la nostra strategia al di fuori degli Stati Uniti? Dall’ingresso del nostro investimento, l’azienda ha completato due acquisizioni add-on, in Svizzera e in Israele.
Gli OEM preferiscono collaborare con fornitori che abbiano una presenza globale e possano operare in prossimità geografica dei loro siti produttivi. Una piattaforma internazionale amplia il TAM — il total addressable market — e rende l’azienda più attrattiva per un potenziale futuro acquirente.
Chris Witham: Nell’ultimo anno abbiamo venduto in 19 Paesi. Siamo un’azienda realmente globale. La sfida principale non è tanto la domanda, quanto l’individuazione delle opportunità giuste e delle persone giuste per svilupparle.
Abbiamo inserito agenzie commerciali in Cina, in Europa e in Israele, oltre alla nostra presenza negli Stati Uniti. Le opportunità globali sono enormi, ma richiedono una struttura commerciale qualificata per essere intercettate.
Kevin Cordero: Al di fuori degli Stati Uniti stiamo progressivamente passando da modelli distributivi ampi a strutture con rappresentanti commerciali dedicati per divisione o specialità chirurgica. Questo ci consente un’interazione più diretta con il cliente, maggiore focus e una migliore copertura clinica.
Abbiamo inoltre team marketing e regolatori dedicati ai singoli mercati, perché le dinamiche operative in Europa sono molto diverse da quelle statunitensi. Adattare l’organizzazione alle specificità locali è fondamentale per cogliere le opportunità di crescita internazionale.
Per accedere all’intero report, clicca qui.
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