
Il mercato M&A degli IT Services ha continuato a procedere a ritmo sostenuto e quanto osservato finora quest’anno non appare fuori tonalità. I volumi di operazioni nel middle market sono solidi e le valutazioni risultano generalmente in linea con le medie storiche. In sintesi, non mancano acquirenti quotati con risorse finanziarie da destinare alle opportunità giuste.
Con l’avvicinarsi della chiusura della seconda metà del 2019, un mercato che fino a poco tempo fa appariva decisamente rialzista ha iniziato ad assumere sfumature più prudenti. Se sei un operatore nel settore IT Services e stai riflettendo sulla pianificazione della successione, devi porti una domanda: “Mi sento fortunato?” Come abbiamo imparato da innumerevoli asset class, azioni, immobili, tulipani, nulla cresce in valore in modo lineare e indefinito.
La practice IT Services di Livingstone ha analizzato oltre 4.700 operazioni concluse tra il 2009 e giugno di quest’anno nelle categorie Data Processing/Outsourced Services, Internet Services/Infrastructure e IT Consulting and Other Services.
Non tutte le operazioni disponevano di dati pubblicamente accessibili; per questo Livingstone ha fatto leva sulla propria ricerca proprietaria, su un’intelligence settoriale distintiva e su un’analisi approfondita per elaborare insight sull’evoluzione del panorama IT Services nell’ultimo decennio, considerando volumi di deal, valore delle operazioni e valutazioni delle società quotate.
Il nostro obiettivo è fornire agli operatori un contesto più ampio per comprendere il proprio posizionamento all’interno dell’ecosistema IT Services. Di seguito, la versione “one-byte”.
La battuta secondo cui ormai tutte le aziende sono aziende tecnologiche non è più tanto una battuta. L’IT permea l’intero spettro dei settori industriali, che si tratti di un’agenzia di marketing con infrastruttura tecnologica di backend o di un produttore tradizionale che utilizza la tecnologia per aumentare scala ed efficienza operativa. Questa tendenza sta alimentando la domanda di consulenti in grado di supportare sia operazioni di lift-and-shift sia trasformazioni radicali dei modelli operativi.
Nel segmento IT Consulting, in particolare, le barriere all’ingresso sono relativamente basse, generando un’ampia base di potenziali target per acquirenti e investitori. Tuttavia, l’elevato numero di concorrenti rende complesso superare determinate soglie dimensionali, tipicamente oltre i $30 milioni o $40 milioni di ricavi. L’appetito degli acquirenti rimane comunque sostenuto, soprattutto per le realtà differenziate e distintive. Di fatto, il volume delle operazioni registrato finora quest’anno è in linea con il picco del 2015, pari a 375 operazioni, il livello più alto del decennio. Particolare interesse oggi è rivolto ai fornitori di servizi continuativi, come i modelli in abbonamento, che garantiscono ricavi ricorrenti e stabili, nonché alle aziende che hanno sviluppato una scala unica o competenze tecniche altamente specializzate.

Se da un lato domanda e offerta per le società di IT Consulting e Services restano solide, negli ultimi anni altri sotto-settori hanno seguito traiettorie divergenti, almeno dal punto di vista M&A.
Con un numero inferiore di operazioni a compensare eventuali deal fuori scala, le transazioni comparabili indicano che le società di Data Processing e Outsourced Services stanno registrando un calo delle valutazioni, scendendo sotto le 10x EV/EBITDA per la prima volta dal 2015. Una possibile spiegazione è che i dati stiano diventando sempre più una commodity, rendendo più difficile per le società di processing differenziarsi attraverso offerte e insight realmente distintivi.
Le valutazioni nel segmento Internet Services and Infrastructure risultano più opache, dato che per il primo semestre dell’anno le informazioni sui valori di transazione disponibili sono limitate. In generale, emergono tuttavia alcuni fattori che oggi sembrano sostenere multipli premium, soprattutto agli occhi degli investitori di private equity. I modelli di ricavi ricorrenti, da non confondere con semplici ricavi ripetuti, basati su abbonamenti o contratti, tendono a ottenere valutazioni superiori rispetto ai modelli project-based o puramente transazionali.
Gli acquirenti apprezzano la visibilità di lungo periodo sui ricavi e i margini generalmente più elevati di questi modelli di business. Tuttavia, i venditori devono aspettarsi un’analisi molto approfondita di contratti e politiche di pricing nel corso del processo di due diligence. Inoltre, la concentrazione su una specifica piattaforma o su un partner di canale, soprattutto quando una quota significativa delle vendite proviene da tale partner, può essere percepita sia come un punto di forza sia come un rischio: la valutazione dipende dal punto di vista dell’acquirente. Per molti operatori, è difficile scalare il business senza impegnarsi con un partner principale, ma questa scelta comporta inevitabilmente dei trade-off.

La buona notizia è che esiste un ampio numero di acquirenti quotati. Questi comprendono bene i premi che i “giusti” target possono richiedere e sono disposti a riconoscerli. Gli acquirenti strategici, spesso impegnati a competere su tecnologie proprietarie o canali di accesso ai clienti, mostrano particolare interesse per aziende che consentono l’ingresso in nuovi mercati o l’acquisizione di competenze integrabili rapidamente nelle infrastrutture esistenti. Acquisire nuove tecnologie, skill o quote di mercato è generalmente più rapido ed efficiente che svilupparle internamente. Molti di questi operatori dispongono di significative riserve di liquidità e, soprattutto i più attivi sul fronte acquisizioni, sono in grado di muoversi rapidamente grazie alla profonda conoscenza del settore e a una chiara investment thesis.
Le società quotate, in media, beneficiano inoltre di multipli di mercato superiori a quelli delle operazioni M&A, il che consente loro di acquisire EBITDA a multipli inferiori rispetto a quelli a cui sono valutate, generando un effetto immediatamente accrescitivo. Al contrario, i venditori che ricevono parte del corrispettivo in azioni dell’acquirente dovrebbero valutare attentamente se tale equity sia sopravvalutata, rappresentando quindi una “valuta” conveniente per l’acquirente, o se sia destinata a mantenere valore nel lungo periodo.

I volumi di operazioni restano robusti rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, dopo dieci anni di mercato rialzista, acquirenti e venditori dovrebbero interrogarsi su come potrebbe evolvere lo scenario nel caso in cui il ciclo si invertisse. Per gli operatori del middle market, con operazioni inferiori a $1 miliardo, la buona notizia è che il mercato M&A continuerà a rimanere attivo e che esisterà sempre un bacino di potenziali acquirenti, sebbene a valutazioni potenzialmente inferiori.
È proprio in questo contesto che iniziano a emergere alcuni segnali di debolezza, con determinati sotto-settori degli IT Services che sembrano posizionarsi al di sotto delle loro medie di valutazione di lungo periodo. Gli imprenditori che ritengono di poter essere venditori nei prossimi 24-36 mesi dovrebbero iniziare fin da ora a riflettere su quali siano i driver di valore realmente determinanti e su come preparare al meglio l’azienda oggi per un’eventuale operazione domani.
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