
La community mid-market delle operazioni healthcare si è nuovamente riunita a San Francisco all’inizio di gennaio per l’annuale JPM Healthcare Conference. L’edizione di quest’anno ha dato l’impressione di un ritorno alla normalità: l’ottimismo necessario per il nostro settore, mitigato però dalla cautela imposta dall’attuale contesto economico. E, parlando di clima, con temperature miti e senza “bomb cyclones” o fiumi atmosferici all’orizzonte, i partecipanti hanno finalmente potuto contare su condizioni meteo favorevoli mentre si spostavano tra le colline della città.
Un senso di maggiore partecipazione.
Investitori, banchieri e manager che lo scorso anno avevano saltato JPM – preferendo la più soleggiata Miami per l’HPE – sono tornati in massa nel 2025. Forse hanno realizzato, come spesso accade in occasione di eventi così centrali, che il tempo non aspetta nessuno e che restare ai margini comporta il rischio di rimanere indietro. Questo senso di FOMO – o, in modo più positivo, la volontà di cogliere nuove opportunità di deal – ha probabilmente alimentato l’aumento delle presenze.
Meno nuove piattaforme. L’anno degli add-on.
La maggiore affluenza sembra riflettere un trend più ampio: il 2024 non è stato un anno brillante per la creazione di nuove piattaforme di private equity nel settore healthcare. L’attività di investimento in nuove piattaforme è stata piuttosto deludente, mentre il volume di add-on è rimasto elevato. In molti casi, la riduzione delle nuove piattaforme ha rappresentato il sintomo di un tema più generale: i fondi di PE, costretti ad adattarsi a un ritmo più lento delle exit, hanno concentrato gli sforzi sulla crescita organica, supportata da acquisizioni bolt-on, per creare maggior valore nel lungo periodo.
Le fusioni a liquidità limitata o nulla
Con l’attività di exit ancora contenuta, il mercato ha visto l’emergere di una dinamica silenziosa ma rilevante: le fusioni cash-less, o a liquidità limitata, tra società partecipate da due diversi fondi di private equity. Queste operazioni strutturate rappresentano un modo creativo per scalare, ottimizzare le risorse, generare sinergie e, in prospettiva, aprire la strada a un’exit più remunerativa. Nel corso dell’ultimo anno si sono registrati diversi deal di questo tipo e il trend potrebbe proseguire anche nel 2025.
Il 2025 sarà l’anno dell’apertura delle dighe?
L’ottimismo tra i professionisti del deal era percepibile, seppur accompagnato da prudenza. La fiducia non era eccessiva, ma si avvertiva la sensazione che un momentum positivo fosse all’orizzonte. Le banche d’investimento continuano a mostrarsi fiduciose sulle pipeline, parlando di prospettive solide; tuttavia, come dimostrato negli anni passati, il vero nodo resta il timing di lancio delle operazioni. Quest’anno si sono svolti più “fireside chat” – incontri tra investitori e potenziali target in arrivo sul mercato – rispetto al periodo pre-Covid. Molti investitori, però, hanno lasciato questi incontri con dubbi su quali deal fossero realmente imminenti. La maggior parte degli operatori si aspetta una ripresa dell’attività tra il secondo e il terzo trimestre, una tempistica che ricorda da vicino le ultime due edizioni di JPM.
Il piatto del giorno del 2025
Quasi nessun incontro si è svolto senza che pharma services, healthcare technology (HCIT) e servizi tech-enabled figurassero nelle liste della spesa degli investitori per il 2025. L’entusiasmo intorno a questi segmenti ricordava in parte la “tulip mania”, dove una domanda eccessiva può portare a valutazioni gonfiate e delusioni per chi resta indietro. Nel frattempo, i servizi ai provider – in particolare nel post-acute e nei modelli di assistenza alternativa (come strutture di nursing qualificato, home care, ambulatori, scuole e residenze assistite) – hanno attirato crescente attenzione nel 2024 e dovrebbero continuare a farlo.
L’appetito degli investitori tende a crescere e calare come le maree. Il 2024 ha visto una forte ripresa dell’autism care, invertendo una fase pluriennale di “carnage”, come l’hanno definita più di uno sponsor di private equity. Anche i servizi dentistici hanno recuperato slancio nella seconda metà del 2024, dopo un lungo periodo di processi falliti; l’interesse per operazioni dentali correttamente valutate dovrebbe restare elevato nel 2025. Il physician practice management (PPM) – probabilmente il segmento meno apprezzato nel 2024 – ha iniziato a riattirare interesse, soprattutto nella fascia più bassa del mid-market, grazie a strategie più contrarian. Parallelamente, è emerso un nuovo tema di investimento legato alla longevity, che prende le mosse dal boom dei MedSpa ma si concentra su medicina funzionale, rigenerativa e personalizzata: perdita di peso, ottimizzazione ormonale, peptidi, cellule staminali e test di laboratorio avanzati, rivolti sia alla salute maschile sia femminile. Sempre più professionisti stanno cercando di investire in linea con i trend di healthy lifestyle resi popolari da libri di Peter Attia e David Sinclair e da documentari Netflix su Blue Zones e sul Blueprint di Brian Johnson.
Resta da vedere se il 2025 sarà l’anno in cui le pipeline dei banker si tradurranno in opportunità concrete e i fondi di private equity apriranno finalmente le dighe per portafogli detenuti da tempo. Di certo, nei prossimi mesi gli investitori si contenderanno operazioni in settori come pharma services, HCIT e servizi ai provider. Anche i comparti più consolidati dell’ultimo decennio, come dentale e PPM, non vanno esclusi. Un brindisi a un 2025 sicuro e in salute.
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